Matematica in gioco alla Marconi
Ecco com’è la matematica nel nostro istituto da inizio anno: un’esperienza che si costruisce.
I bambini imparano a ragionare con il corpo, con gli oggetti, con la voce bassa e l’energia alta. Scoprono che un problema può essere affrontato da più punti di vista, che il pensiero cresce quando si intreccia con quello degli altri. In questo modo, non solo apprendono contenuti matematici: imparano a vivere il gruppo classe. A collaborare, ad ascoltare, a sostenersi. È una scuola che educa alla responsabilità, alla creatività, alla gioia di scoprire esplorando.
Lo diceva Maria Montessori che l’apprendimento di qualsiasi disciplina ha bisogno di passare dalle mani, dal manipolare, dal fare attivo per trasformare conoscenze ed abilità in competenze. Allo stesso tempo sappiamo che la progettazione dell’insegnante deve realizzarsi in quella che viene chiamata “zona di sviluppo prossimale”, ossia quello spazio dinamico tra le competenze acquisite dai bambini (ciò che sanno fare da soli) e il loro potenziale di sviluppo (ciò che possono imparare con l’aiuto dei pari). Ecco, allora, che la didattica laboratoriale che mette al centro la cooperazione, la collaborazione, l’aiuto reciproco tra i bambini diventano fondamentali per la costruzione delle competenze.
In questo scenario pedagogico rientra perfettamente il gioco come prima modalità di apprendimento sperimentata dai bambini in modo naturale fin da piccolissimi. Il gioco è il terreno perfetto in cui attivare e mettere in campo le proprie conoscenze e abilità perché è uno spazio protetto in cui è possibile sbagliare, chiedere aiuto, correggersi, autovalutarsi, sentirsi liberi pur rispettando le regole perché senza queste ultime il gioco non potrebbe funzionare ed essere così divertente.
Nasce da tutti questi presupposti la didattica a stazioni.
Per proporre esperienze di questo tipo sono stati presi argomenti matematici come la conoscenza del numero, l’associazione numero-quantità, il confronto tra quantità, l’ordine progressivo e regressivo, le addizioni ecc. e, pensando ai processi da stimolare nei bambini e gli obiettivi da raggiungere in prima, sono stati posti ad oggetto delle stazioni (isole). Inoltre, con questo tipo di metodologia è possibile proporre approcci didattici differenti per ogni attività, in modo da tener conto delle intelligenze multiple, dei diversi stili cognitivi e di apprendimento dei bambini del gruppo classe. Così abbiamo giochi di conoscenza delle cifre e di conteggio con i mathlink cubes, di associazione cifra-parola con i lucchetti, di confronto con le carte Uno, di subitizing con mani, ten frame e bastoncini, di raggruppamento con i dadi poliedrici, di addizioni con il pop it ecc.
Se gli alunni hanno il ruolo attivo di autonomi costruttori del proprio apprendimento e di gestori di tempo e materiali, l’insegnante è regista e guida dell’esperienza. Progetta, organizza e predispone prima dell’attuazione del circuito; accompagna, guida e supporta i bambini in ogni stazione durante la proposta ma anche a posteriori nella valutazione formativa e nell’autovalutazione.
E per concludere, con le parole di Maria Montessori: Il più grande segno di successo per un insegnante è poter dire: “I bambini stanno lavorando come se io non esistessi”.
Le immagini dei minori pubblicate su questo blog sono utilizzate in conformità con il consenso fornito all’inizio dell’anno scolastico dai genitori o dai tutori legali degli studenti, disponibile al link https://icgramsciaprilia.edu.it/privacy/435-liberatoria-per-utilizzo-immagini come previsto dalle normative GDPR e dalla legge italiana sulla privacy.




























